INGEO. LA MATERIA PRIMA DEL FUTURO.

Plastiche e tessuti biodegradabili provenienti dal mais.

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Si chiama INGEO il rivoluzionario polimero biodegradabile brevettato e prodotto dalla multinazionale statunitense NatureWorks. “Deriva dal mais e da altri amidi vegetali che, sottoposti a lavorazioni chimiche, rilasciano zuccheri, componenti che a loro volta verranno lavorati fino a diventare plastiche e tessuti biodegradabili” spiega in un’intervista per Economy Giusy Bettoni – responsabile dello sviluppo commerciale di Ingeo. Punti di forza di questo innovativo materiale?

  1. Ecosostenibilità: Ingeo può essere completamente riciclato e riutilizzato come materia prima. Oppure, in caso di mancato riciclo, si dissolve nel nulla con un impatto ambientale pari a zero.
  2. Versatilità: in base alla lavorazione Ingeo assume le somiglianza del cotone, della seta o di altri tessuti.
  3. Competitività: Ingeo ha costi e performance che possono competere con i tradizionali materiali derivanti dal petrolio.

Coop Italia, Fonti di Vinadio (vedi la nuova “Bio Bottle” dell’acqua Sant’Anna), Nadia Fassi e Gattinoni sono solo alcune delle società che per i loro prodotti utilizzano le bioplastiche e i biotessuti che nascono da Ingeo. Prodotti che rispondono non solo alle esigenze della natura, ma anche del mercato: è ormai risaputo infatti che i consumatori stanno diventando sempre più sensibili alla sostenibilità delle loro scelte d’acquisto. Speriamo si continui su questa strada…

INGEO. LA MATERIA PRIMA DEL FUTURO.ultima modifica: 2009-01-23T15:55:00+01:00da ermange1
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11 pensieri su “INGEO. LA MATERIA PRIMA DEL FUTURO.

  1. Il PLA , così come questo INGEO sono polimeri che contengono AMIDI , è la soluzione più sbagliata , anzi TRAGICA , per il riciclo .
    Sarà Biodegradabile( lo devono dimostrare non lo è in condizioni ambientali normali mo solo nel compostaggio) ma:
    1) E’ assolutamente incompatibile con il PET che rappresenta il 99,9% del materiale utilizzato per la produzione di bottiglie
    2) viene prodotto con largo utilizzo di AMIDO estratto dal Mais con consumi di H2O elevatissimi.
    3) causa la crescita del prezzo del Mais affamando il mondo
    4) la disponibilita di tali materiali è nulla , sommando la produzione di MAter-B -PLA – INGEO etc etc si arriva forse a 3/400.000 ton contro decine di Milinoni di tonnellate necessari per produrre Bottiglie o sacchetti .

    in conclusione è uno spreco , non ecologico ma contrario al riutilizzo delle materie prime , senza l’inquinamento di PLA ed affini il recupero delle tradizionali materie prime PET , PE etc è più semplice ed economico … ma di questo ai ns. politici e agli “esperti” di marketing cosa importa ???!!!

  2. CAro, Franco questo è il problema: la presenza di queste bottiglie sta creando grossi problemi ai riciclatori di PET; i motivi li ha spiegati bene Piergianni. Da un punto di vista teorico vanno meese da parte, ma nessuna raccolta differenziata è predisposta e organizzata, in quanto i volumi sono molto bassi.
    Appoggio in pieno il commento di Piergianni, quindi dissento con la conclusione dell’articolo cghe auspica una diffusione di questi tipi di materiale.

  3. Ciao Franco, sulla bottiglia della S.Anna è scritto (anche se in piccolo):

    “La bottiglia e l’etichetta sono sia riciclabili che compostabili (Si biodegradano completamente in 80 gg )
    POSSONO ESSERE CONFERITE NELLA RACCOLTA RICICLATA DELL’ORGANICO.
    PER MAGGIORI CHIARIMENTI RIVOLGITI AL LOCALE GESTORE DELLA RACCOLTA RIFIUTI.
    IL TAPPO E’ IN PE E DEVE ESSERE CONFERITO NELLA RACCOLTA DIFFERENZIATA DELLA PLASTICA”

    Io la interpreto cosi’: faccio a pezzetti la bottiglia e la metto nell’umido mentre il tappo lo smaltisco insieme alle bottiglie di plastica normali, alla vecchia maniera…

  4. il mais come la soya sono tra i vegetali con la percentuale maggiore prodotti da sementi OGM.Leggo sopra se non sbaglio che viene prodotta da una ditta statunitense,dove gli ogm sono di uso corrente.Se piano piano la bottiglia si scioglie,e mettiamo caso sia prodotta con ogm,bevendo acqua non mi bevo anche loro?

  5. Ma siamo sempre a lamentarci.

    Sono decenni che beviamo da bottiglie di plastica fatte con il petrolio ed ora ci preoccupiamo degli OGM? Ma perfavore, al contrario dovremmo essere felici che finalmente si trovano alternative valide ad un combustibile fossile.

    Fate i bravi e siate più aperti.

  6. Vedo che a lavare la testa…continuate cosi’,che va’ benissimo.Non ve ne’ puo’ fregare di meno ma per la cronaca meglio il vetro e acqua di fonte (senza aggiunta di disinfettanti e fluoro).Chi continua a minimizzare e a sostenere la versione ufficiale senza indagare e studiare e’ e restera’ vittima del sistema.Poi va’ dal dottore perche’ ha l’allergia ecc.SVEGLIA!!!

  7. sinceramente penso che queste bottiglie siano una cosa positiva. Certo che il problema dell’inquinamento non può essere risolto solo con questa iniziativa ma è un passo avanti.
    Il materiale utilizzato porta, sì, all’impoverimento del suolo eccetera, ma solo in una prospettiva di completa sostituzione della quantità oggi utilizzata di plastica con una bioplastica. Poi non posso sbilanciarmi più di tanto, il caso della bottiglia di plastica sarebbe da analizzare a lungo e accuratamente, come il caso di qualunque altro oggetto, è sicuramente un’operazione di marketing, ma di positivo ha che sensibilizza il pubblico all’ecologia… meglio questa del petrolio, poco ma sicuro.
    Meglio bere dal rubinetto che dalla bottiglia, questo è ancora più sicuro.

  8. La verità è che il business ha stravolto ogni logica: Nei millenni scorsi a ieri nessuno è morto di sete, solo che qualcuno ha pensato di rendere più “disponibile” impacchettando sempre più monodosi, non creandosi affatto il problema dello smaltimento dei rifiuti. L’unica sarebbe tornare ai contenitori domestici e ai prodotti sfusi, ma le industrie dell’imballaggio sono lobby molto forti……..

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