OGM “SOSTENIBILI”?

Una riflessione sulla testimonianza di J.Rigolizzo, agricoltore americano di mais biotech

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Sostenibilità è una parola che usiamo tutti sempre più spesso. E come accade anche a tante altre parole, il suo ingresso nel linguaggio comune ne trasforma il significato originario. A volte capita infatti anche a me di dimenticarmi che sostenibilità non significa solo rispetto dell’ambiente, bensì rispetto delle esigenze di 3 campi fondamentali della nostra vita su questa terra: la natura che ci circonda, la salute nostra e di ogni essere animato. E lo sviluppo economico.

Mi sono ritrovato a riflettere su questo ultimo punto leggendo l’intervista pubblicata su Panorama della scorsa settimana ad un agricoltore americano – tale John Rigolizzo – che con tutta semplicità ha espresso un concetto chiave che sta al centro dei dibattiti attorno agli OGM: “Nessuno vuole più coltivare la terra, non conviene, e io avrei già smesso da tempo se non fosse per questo […] Questa per me è l’unica agricoltura veramente sostenibile“.

Il “questo” di cui parla è un sacco di mais transgenico prodotto da una multinazionale dell’agricoltura biotech: un mais “geneticamente modificato” che incorpora il gene di una proteina tossica per gli insetti e i vermi delle piante. Una caratteristica “rivoluzionaria” a suo dire, che consente al mais di crescere in modo più uniforme, di seminare ad una concentrazione maggiore, di ridurre l’utilizzo degli insetticidi e di raccogliere pannocchie del 20% più lunghe di quelle normali. Una serie di fenomeni che alla fine portano esattamente al doppio del guadagno ottenuto con una coltivazione tradizionale.

Ma ne vale la pena? Siamo sicuri che queste modificazioni genetiche non provochino danni a nessuno? Siamo sicuri che non esista un altro modo per sfruttare in modo economicamente sostenibile ciò che la natura ci ha dato?

OGM “SOSTENIBILI”?ultima modifica: 2010-03-29T12:02:00+02:00da ermange1
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