MAREA NERA: UN PUNTO SULLA SITUAZIONE

Obama spinge la Green Economy. Ma il Golfo è ancora nero di petrolio. E un altra piattaforma brucia

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La notizia è di quelle che ti fanno tornare indietro nel tempo: come tutti saprete, giovedì 2 settembre, a soli 300 km da Deepwater Horizon, un’altra piattaforma era di nuovo in fiamme. Dopo i primi allarmi (una striscia di petrolio lunga quasi 2 km era stata avvistata non troppo lontano) e le prime smentite (la Mariner Energy, proprietaria della piattaforma, ha prontamente minimizzato) la Guardia Costiera ha dichiarato: “L’incendio è spento e gli elicotteri e le navi sul posto non segnalano alcuna perdita. Ma continuiamo a sorvegliare…”.

Ecco appunto, sorvegliare. Dopo il più grande disastro ambientale nella storia degli Stati Uniti è proprio il caso di monitorare e, soprattutto, non sottovalutare. E’ infatti di pochi giorni fa la dichiarazione del National Incident Command (l’ufficio per l’emergenza nazionale) che il petrolio fuoriuscito dall’incidente dello scorso aprile è quasi completamente scomparso: il 50% è stato bruciato o raccolto ed un altro 25% è evaporato. Peccato che uno studio pubblicato poco dopo dal Wall Street Journal abbia calcolato che nelle acque del Golfo vi sia ancora il 79% del petrolio disperso e che ci vorranno anni prima che scompaia (leggi a riguardo la notizia del TGcom).

Prima di tirare un sospiro di sollievo è meglio quindi rimanere in allerta. Ed impegnarci affinchè questa Green Economy tanto promossa dal Presidente Obama inizi finalmente a diffondersi su larga scala. “L’impegno nell’energia verde non solo creerà occupazione nel breve termine, ma aiuterà a gettare le fondamenta per una crescita duratura” ha dichiarato in un discorso di fine agosto. Allora, impegniamoci.

MAREA NERA: UN PUNTO SULLA SITUAZIONEultima modifica: 2010-09-07T09:09:00+02:00da ermange1
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